UN ANNO DI ROMAROMA — Un anno di Roma. La squadra giallorossa ha vissuto dodici mesi ricchi di eventi. Molti negativi, alcuni positivi. Tanti i problemi, poche le soluzioni. Nel complesso, non si è trattato di un anno particolarmente felice. Ad ogni modo, i mesi iniziali e finali sono stati migliori rispetto alle settimane estive. La Roma ha avuto, comunque, la forza e il merito di rialzarsi, proiettandosi verso il futuro.
IL FILM/1 — Nel mese di gennaio, i giallorossi hanno ottenuto quattro successi in campionato. Ma sono stati eliminati ai quarti di finale della Coppa Italia dopo aver perso (2-1) contro l'Inter. A febbraio, la squadra di Spalletti è incappata prima nella disfatta contro l'Atalanta (0-3), poi nella sconfitta (0-1) contro l'Arsenal, a Londra, negli ottavi di finale di Champions League. Marzo è stato un mese da dimenticare, o quasi, per il club di Trigoria. La Roma ha perso, ai calci di rigore, la gara di ritorno degli ottavi di Champions contro l'Arsenal — è stato decisivo l'errore di Tonetto —. E ha dovuto lasciare la competizione. Una batosta tanto per i tifosi quanto per il futuro economico della società. I giallorossi hanno subìto anche la sconfitta contro la Juventus (1-4), all'Olimpico. La squadra è caduta ancora a aprile. Per due volte. E, in entrambe le occasioni, incassando quattro reti. Prima contro la Lazio (2-4), quindi a Firenze (1-4). A maggio, la nota positiva è stata rappresentata dal successo in trasferta contro il Milan (3-2). La Roma ha chiuso il campionato al sesto posto, con 63 punti; a ventuno lunghezze dall'Inter campione d'Italia: giallorossi in Europa League, dunque. Nel corso di giugno, il manager svizzero Vinicio Fioranelli ha portato avanti una trattativa finalizzata all'acquisto dell'A.S. Roma. Il 19 del mese, il club giallorosso è stato ad un passo dall'essere ceduto. Poi, tutto si è bloccato. Più o meno misteriosamente. Il corso degli eventi ha scatenato l'ira dei tifosi. Il 30 giugno, cinquecento romanisti hanno dato vita a una manifestazione di protesta, nei pressi della sede di Unicredit all'Eur.
IL FILM/2 — Luglio è stato il mese delle partenze. Montella ha deciso di interrompere la carriera da calciatore per intraprendere il percorso da tecnico. L'Aeroplanino è diventato l'allenatore dei Giovanissimi Nazionali — classe 1995 —. La squadra di Spalletti ha cominciato la preparazione atletica in vista della stagione successiva: la comitiva giallorossa si è trasferita per due settimane a Riscone di Brunico. La società non aveva disponibilità economiche per operare sul mercato: si sarebbero potuti acquisire solo giocatori a parametro zero o in prestito. Ecco Guberti, allora. Mentre a agosto, sono arrivati Burdisso e Lobont. La Roma ha esordito in Europa League contro il Gent (3-1), prima della fine di luglio, dopo aver disputato quattro amichevoli. Agosto è stato un mese nodale. Si è iniziato con il trasferimento di Aquilani al Liverpool. La squadra ha, poi, superato sia il terzo turno che gli spareggi di Europa League. Ma ha perso, contro Genoa (2-3) e Juventus (1-3), le prime due gare di campionato. Spalletti si è dimesso, il 1° settembre. Il giorno seguente, Ranieri è diventato il nuovo allenatore della Roma. I giallorossi non sono migliorati, inizialmente, con il nuovo tecnico in panchina: hanno vinto a Siena (2-1), perso a Basilea (0-2, in Europa League), steso la Fiorentina (3-1), pareggiato tanto a Palermo (3-3) quanto a Catania (1-1). La famiglia Sensi ha presentato, a Trigoria, il progetto per la realizzazione di un nuovo stadio. Il rendimento altalenante della squadra è proseguito anche nel mese di ottobre: tre vittorie, due sconfitte, un pareggio. Nel frattempo, Gian Paolo Montali è stato nominato coordinatore e ottimizzatore delle risorse umane dell'area sportiva della Roma. Il 1° novembre, poco prima della gara interna contro il Bologna, il pullman della Roma è stato colpito da sassi lanciati dai tifosi romanisti. Che avevano realizzato anche una corona di fiori con la foto della rosa giallorossa. La contestazione ha investito tutti. Il 22 novembre, Totti ha segnato tre gol contro il Bari, realizzando la sua prima tripletta allo stadio Olimpico. Nel mese di dicembre, la formazione di Ranieri ha ottenuto la qualificazione ai sedicesimi di Europa League come prima del girone. E ha vinto il derby (1-0). La società ha ufficializzato il prolungamento contrattuale di Totti, che si è legato al club giallorosso fino al 2014 come calciatore, e fino al 2019 come dirigente. La Roma ha chiuso il 2009 approdando al quarto posto in classifica, dopo il successo contro il Parma (2-0). Infine, il botto (per alcuni...) di Capodanno, costituito dall'ingaggio di Luca Toni.
NUMERI — La Roma ha disputato 52 partite, nel corso del 2009: 39 in campionato (17+22), due in Champions League, dieci in Europa League, una in Coppa Italia. I giallorossi hanno vinto 26 incontri, nel complesso: 19 in serie A (11+8) e sette in Europa League. I pareggi sono stati 13: undici in campionato (7+4), e due in Europa League. Tredici sono state anche le partite perse: nove in serie A (4+5), due in Champions, una in Europa League, una in Coppa Italia. I gol segnati sono stati 102 — in media, uno ogni due gare —, così distribuiti: 70 in campionato (43+27), uno in Champions, 30 in Europa League, uno in Coppa Italia. Le reti subìte hanno raggiunto quota 74: 60 in serie A (38+22), una in Champions, undici in Europa League, due in Coppa Italia. Il miglior marcatore giallorosso — e italiano — del 2009 è stato Totti. Il capitano ha realizzato 27 gol — 17 in campionato e 10 in Europa League — nell'arco di 33 incontri disputati (25 in campionato, due in Champions League, sei in Europa League). Tanti numeri, tanti eventi: un anno di Roma.
SE LA PAROLA È QUELLA CHE CONTAIl Romanista - E' mercoledì notte, mezza Italia è al gelo, Milano pare un igloo. Pandev ha appena vinto il ricorso contro Lotito. Contratto risolto, l’attaccante è svincolato, piomba l’Inter. Mourinho compone un numero. È il cellulare di Pandev? Macché. Quello di Luca Toni. «L’Inter sta prendendo Pandev, non posso garantirti più un posto da titolare. Cerca pure una soluzione diversa». È in quel preciso momento che la trattativa per portare Toni alla Roma subisce un’accelerazione improvvisa.
Affare fatto? Per Wikipedia, che poi si corregge, assolutamente sì. Per il manager di Toni, Tullio Tinti, ancora no. Ma la strada è quella giusta. Tra Toni la Roma c’è più di un accordo verbale, di un’intesa non scritta, di un patto tra gentiluomini. Il centravanti del Bayern è in parola con la dirigenza giallorossa. A meno di clamorosi colpi di scena, Toni dovrebbe diventare un giocatore della Roma. In settimana è atteso nella Capitale. Tinti continua a ripetere che non c’è ancora nulla. La verità è che, pure se fosse già tutto concluso, né lui né la Roma potrebbero annunciarlo. Il mercato apre il 2 gennaio. Prima, non si possono fare affari. È vietato, punto. Tanto che Tinti si affretta a precisare a Centro Suono Sport: «Luca alla Roma? Non possiamo dirlo. Non è così. A oggi non è stato fatto niente. Ma lui vuole riprendere dopo la sosta già con la nuova squadra. E di certo la Roma, in questi ultimi giorni, ha dimostrato grande interesse. È una squadra importante. Luca conosce i giocatori, sono grandi». Non sono frasi di circostanza. Quando un procuratore si sbilancia così, non si è più nel campo delle illazioni. La strada è tracciata. Spiega Tinti: «Andrà in prestito per cinque-sei mesi e la Roma sta facendo di tutto per averlo. Toni ha voglia di ricominciare, in questi anni ha fatto molti gol. Il problema non è il Bayern, perché lo gira in prestito gratuito. Tocca al calciatore e a me valutare il meglio. Ci sono molte possibilità in Europa e noi decideremo prima del 2 gennaio». In Inghilterra, il Sun ha rivelato un interesse del Chelsea. A Trigoria non risulta. La Roma piace parecchio a Toni anche perché potrebbe permettergli di tornare nel giro azzurro. Dice infatti il manager: «La cosa più importante è la situazione tecnico-tattica e quindi giocare con continuità. Luca non vuole sbagliare scelta. L’Italia è il suo paese, però deve essere sicuro di fare bene. In Italia, la squadra più probabile è la Roma, l’Inter sta sondando il terreno. Ma diciamo che, se lui vuole giocare con più continuità, all’Inter c’è più concorrenza. L’ingaggio potrebbe essere un ostacolo ma a Luca preme giocare, l’ostacolo potrebbe essere superabile». Chelsea e Inter dovranno fare a meno, rispettivamente, di Drogba ed Eto’o. Ma solo per un mese. E dopo? Appunto. E poi all’Inter non c’è Totti. Toni non vede l’ora di fare coppia con Totti, che ieri sul suo sito ha mantenuto un profilo basso: «Non mi sento di esprimere una preferenza precisa, quello è un compito che spetta più alla dirigenza e all’allenatore». Salvo poi precisare: «Certamente, ritengo Luca Toni un attaccante solido ed affidabile: è un campione del mondo. Anche tutti gli altri che sento nominare con più frequenza sono calciatori di primo piano e sarei felice di vederli tra le nostre fila. Sono sicuro che la società farà a tutti noi un bel regalo durante il calciomercato di gennaio, così potremo essere ancora più competitivi nelle sfide di campionato ed in Europa. Leggo sui giornali vari nomi di possibili rinforzi, sono tutti giocatori validi quelli che vengono citati. Chi si unirà a noi deve essere qualcuno in grado di renderci più forti e di dare davvero una mano».
QUEL CHE MANCA PER SOGNAREIl Romanista - Fine anno, tempo di regali, soprattutto di sogni. E magari di bisogni. Cosa ha trovato il tifoso romanista sotto l’albero? O, meglio, cosa vorrebbe trovare nel 2010? Cosa servirebbe, per sentirsi più tranquilli, se non più felici? La letterina del tifoso è fitta di indicazioni, proprio come quelle dei bambini. Qualche maligno ha provato a sintetizzarla crudemente, lanciando un sms che da giorni rimbalza da un telefono all’altro: "Caro Bambino Gesù, nel 2009 ti sei portato via il mio cantante preferito, Michael Jackson; il mio attore preferito, Patrick Swayze; la mia attrice preferita, Farrah Fawcett; il mio presentatore preferito, Mike Bongiorno; la mia poetessa preferita, Alda Merini... Volevo dirti che la mia presidente di calcio preferita è Rosella Sensi e che il 2009 non è ancora finito...". In realtà, nessun romanista Doc ha sogni così macabri: anzi speriamo che Rosella per prima, che a differenza delle citate celebrità è ben più giovane e gode di ottima salute, ci abbia riso sù. Un sms, si sa, allunga la vita. Ma il quesito resta: qual è il sogno, per l’anno che verrà? Senza avere la pretesa di sostiturci a Frate Indovino, pensiamo di poter cogliere nell’aria un sogno concreto e mille virtuali. Andiamo per ordine. Quello concreto, ammesso che sogno sia, ha la silhouette massiccia di Luca Toni, centravanti stagionato ma di nome, bomber da ricostruire ma con le stimmate giuste per accendere la fantasia di chi, a queste latitudini, aspetta qualcosa del genere dal giorno dell’addio di Gabriel Batistuta. Ebbene, il sogno è concreto davvero, visto che la Roma anche in queste ore ha fatto i suoi passi per dargli definitivamente corpo, ma ancora incompiuto. Con la solita spensieratezza che, ahinoi, accompagna certi annunci sotto le lune romane (segno malinconico e troppe storie analoghe non abbiano insegnato un bel niente), è già stato data per conclusa una vicenda che invece conclusa non è. Il mai molto affabile Tullio Tinti lo ripete con nettezza da qualche giorno: "La Roma ha mostrato un grande interesse per Toni. Ma l’affare non è assolutamente chiuso".
Dovrebbe esserlo nel giro di quarantott’ore o poco più, si sforzano di essere ottimisti a Trigoria, dove non sembrano credere granché alle manovre di disturbo del Chelsea di Abramovich e Ancelotti, che d’altro canto a gennaio soffrirà lo stesso problema dell’Inter con Eto’o: anche Drogba partirà per la Coppa d’Africa. La Roma si sente forte del "sì" del giocatore, spinto verso i nostri lidi pure dall’intervento diretto di Totti e De Rossi. Ma deve comunque tenere a bada il rilancio di club più forti o comunque più ricchi: se di qui a San Silvestro Toni riceverà offerte pesanti (da 3 milioni di euro netti in sù) o, peggio, se qualcuno si muoverà sul Bayern chiedendo di acquistare il cartellino del giocatore, piuttosto che noleggiarlo per sei mesi, l’avviatissima trattativa può sfumare. E, Chelsea o non Chelsea, su Toni c’è sempre l’Inter, forse a prescindere dall’esito dell’affare-Pandev, e probabilmente anche il Napoli. Di buono c’è che il giocatore - e la sua compagna modella - preferirebbe trasferirsi a Roma. E che la decisione, salvo clamorose sorprese, verrà annunciata a cavallo tra la notte di San Silvestro e il 1° gennaio 2010: sabato 2 il Bayern torna ad allenarsi e Toni non ha voglia di rientrare in Baviera. I tempi ristretti possono giocare a favore della Roma, che crede di aver individuato in Toni il massimo del minimo, alla luce delle sue attuali risorse: è un giocatore di grande nome, ha comunque caratteristiche e numeri importanti, negli ultimi mesi di vistose difficoltà in Germania dovrebbe aver ritrovato la fame giusta, piace a Ranieri e ai leader del gruppo giallorosso. Daniele Pradè, convinto che con gli stimoli e soprattutto con gli allenamenti giusti l’attaccante possa tornare ai livelli di un anno fa (in questa stagione ha segnato la metà di Vucinic, peraltro scendendo in campo con il contagocce), ne ha fatto l’architrave della campagna di gennaio: dentro il gigante trentaduenne, fuori qualcuno dei non pochi bocciati degli ultimi mesi, da Guberti a Baptista, da Artur a Esposito, magari passando per Cicinho e forse pure Doni. Perché per poter trovare spazio nei conti finanziari romanisti all’ingaggio di Toni (non meno di 2,5 milioni netti fino a giugno), occorre comunque abbattere il monte-stipendi. Toni dunque il sogno concreto. Quanto meno la prospettiva possibile. E il resto? E i sogni veri? Uno, ma uno solo, potrebbe ugualmente riguardare gennaio, anche se per crederci bisogna davvero essere ottimisti. Guarda caso, è riferito proprio a un giocatore oggi alla corte di Abramovich e Ancelotti: è Yuri Zhirkov, l’esterno mancino russo sin qui chiuso a Londra da un infortunio e dalla dirompente efficacia di Ashley Cole. Il Chelsea per averlo ha scucito la bellezza di 18 milioni al Cska Mosca. Per quanto sia difficile crederci, oggi sembrerebbe disposto a concederlo in prestito. Per la Roma si è mosso Bruno Conti, da sempre legatissimo a Carlo Ancelotti: "Se davvero lo date, noi lo accogliamo a braccia aperte". Zhirkov, 25 anni, sarebbe molto di più del vice-Riise chiesto da Ranieri: piazzandosi giusto davanti al norvegese, costituirebbe una catena mancina di efficacia impressionante, sia in un ipotetico 4-4-2, sia nel collaudatissimo 4-2-3-1. Ma qui, s’è detto, siamo davvero ai sogni. Perché se il Chelsea molla il gioiello russo, saranno decine i club disposti a portarselo a casa, fosse pure solo per pochi mesi. Tanto vale allora restare alle altre fantasie: quelle ispirate al mercato virtuale cui i tifosi romanisti, se il vento non cambia, faranno bene ad adattarsi. L’elenco su questo fronte può diventare infinito. E riguarda parallelamente gli arrivi, quanto le mancate partenze. Già sarebbe un sogno, certo, pensare a un mercato estivo che non comporti la cessione di almeno uno tra Mexes, Juan, Vucinic, Pizarro. Ma la fantasia romanista amerebbe scatenarsi soprattutto sulle piste di acquisti non più rintracciati tra i parametri zero, i prestiti, i graziosi omaggi di Moratti. Per dire: un centravanti come Tevez o Higuain, o comunque un attaccante giovane sul quale cominciare a costruire il futuro (Nemeth, Lokaku o un altro tipo così), un centrocampista solido come Essien (ma forse ci basterebbe Candreva), e poi un terzino più giovane di Cassetti e più affidabile di Motta, un’ala più fresca di Taddei... Sogni, appunto. Che, non tanto per diventare realtà quanto per essere finalmente inseguiti con qualche speranza di successo, hanno tutti lo stesso comun denominatore: una società di nuovo nella possibilità di investire, una mole di risorse non più legate in modo inscindibile alla qualificazione alla Champions League, che resta sempre un terno al lotto. E che, comunque, garantisce l’introito di una ventina di milioni: maledettamente pochi per tornare a innervare seriamente un gruppo in gran parte immutato
da ben quattro anni. Su questo versante, ferma restando la volontà delle Sensi di restare alla guida del club ad ogni costo (specie ora che le cose in campo vanno oggettivamente meglio), il sogno non può che assumere il profilo di un nuovo investitore, di un patròn capace una volta per tutte non solo di integrare una "rosa" tuttora valida, quanto di rilanciare la società sotto ogni profilo, garantendole risorse sin qui sconosciute. Il profilo, per dargli un nome e un cognome, di Francesco Angelini, per chi aspetta con fiducia l’annunciato "assalto finale" a una proprietà peraltro forte di protezioni evidenti, in attesa di una concreta prospettiva sul fronte-stadio e comunque affatto intenzionata ad avviare una trattativa per la cessione della Roma, meno che mai con l’industriale farmaceutico, spinto a scendere in campo dallo stesso sindaco Alemanno. O, in alternativa, il profilo di un altro possibile acquirente, individuato dalle banche (Unicredit in prima battuta, ma anche Montepaschi) che nelle prossime settimane si dicono pronte a chiudere definitivamente all’angolo Italpetroli, per rientrare dei loro ingentissimi crediti. Gira che ti rigira, altro che sogni: è sempre solo questione di soldi. Di quei fottutissimi soldi che magari non danno la felicità, ma di sicuro possono consolare più della miseria.