PHILIPPE MEXES 5

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News Roma, Tutte le novità del mondo ROMA
view post Posted on 26/12/2009, 21:04Quote
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♥AsRoma TI AMO♥

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Ma che carini sti messaggi :D

CITAZIONE (As76 @ 24/12/2009, 02:12)
MEXES: … rimanere a Roma per tutta la vita. (pure noi! : :romaflag : )

si pure noiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii : :romaflag : : :romaflag :

CITAZIONE
Quanto sei bella si, ha ragione Venditti. Quanto sei bella quando il giorno del derby vedo l'Olimpico giallorosso. Quanto sei bella quando perdi ma hai lottato fino all'ultimo istante. Quanto sei bella quando in una giornata storta posso sempre parlare di te. Quanto sei bella nel derby quando affaticata e confusa trovi la vittoria di orgoglio, di passione, d'istinto. Il derby non è mai una partita qualunque, quando giochi contro la lazio senti che la tua appartenenza a quella maglia, a quei colori ha qualcosa di magico, ancora di più.
Ieri sera la Roma ci ha fatto soffrire, ma a questo siamo abituati, come siamo abituati poi ad esplodere in un urlo unico, all'unisono, la nostra gioia.
Ho visto MENEZ sorridere come mai aveva fatto fin ora;
Ho visto JUAN prendere il tempo agli avversari come se fosse in collegamento diretto con il pallone;
Ho visto RIISE come se fosse giallorosso da sempre;
Ho visto MEXES soffrire per il dolore, lui si sa è romanista vero;
Ho visto VUCINIC sbagliare molto o quasi tutto, ma siccome lui è un genio delizia con l'assist del gol vincente e per ieri può bastare anche soltanto quello;
Ho visto PIZARRO andare a prendere un cartellino rosso pur di guadagnare altri secondi preziosi;
Ho visto PERROTTA da tutte le parti, è il Simone Mondiale che conosciamo da tempo;
Ho visto TADDEI correre per 3 minuti con la voglia di sempre;
Ho visto BRIGHI esultare da tifoso vero;
Ho visto BURDISSO entrare nello spirito romano, lui sangue sud-americano sa cosa vuol dire lottare, soffrire;
Ho visto JULIO SERGIO arrivare dove nemmeno la fantasia di un tifoso sarebbe arrivata per togliere quel pallone di Mauri;
Ho visto RANIERI teso, immobile, impassibile, l'ho visto uno di noi quando abbraccia De Rossi a fine partita, si DE ROSSI lo ricordo nei derby primavera impazzire quando vinceva, l'ho visto ieri sera e l'ho guardato in silenzio, basta vederlo in faccia per capire cos'è il derby, cosa rappresenta, cosa vuol dire vincerlo;
E poi ho rivisto lui, ho rivisto il Capitano, ho rivisto TOTTI con quei colpi di tacco che sono il suo marchio di fabbrica, ma l'ho rivisto come sono abituato a vederlo così tremendamente romanista, pazzo della Roma, della SUA Roma. Quanto ci piace vederlo chiamare la sua gente, i suoi tifosi al delirio più assoluto. Totti è sinonimo di gioia, il suo volto è sinonimo di Roma e poi quell'abbraccio tra lui e Daniele, loro si Romolo e Remo dei giorni nostri, fratelli del popolo giallorosso.
Pensavate avessi dimenticato qualcuno?
No non l'ho dimenticato.
Ho visto CASSETTI realizzare il suo sogno, con quel numero 77 al settantasettesimo. L'ho visto segnare nel derby più bello che si potesse vincere in quel momento. Quante volte avrà sognato l'esultanza che però non gli è venuta affatto. Si ferma a pochi metri dalla Curva soffocato dai suoi compagni, osannato da un pubblico che ieri forse non avrebbe mai pensato ad un suo gol decisivo. Tutto questo prima della dedica dolce, romantica, istintiva a sua moglie, ti amo le sussurra. No siamo noi CHE AMIAMO TE!
Questo è il derby, sensazioni, umori, sicuramente una curva vestita di giallorosso che ci fa capire perchè FRANCO SENSI chiavama la Roma il SUO AMORE INFINITO!

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view post Posted on 27/12/2009, 17:22Quote
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UN ANNO DI ROMA

ROMA — Un anno di Roma. La squadra giallorossa ha vissuto dodici mesi ricchi di eventi. Molti negativi, alcuni positivi. Tanti i problemi, poche le soluzioni. Nel complesso, non si è trattato di un anno particolarmente felice. Ad ogni modo, i mesi iniziali e finali sono stati migliori rispetto alle settimane estive. La Roma ha avuto, comunque, la forza e il merito di rialzarsi, proiettandosi verso il futuro.

IL FILM/1 — Nel mese di gennaio, i giallorossi hanno ottenuto quattro successi in campionato. Ma sono stati eliminati ai quarti di finale della Coppa Italia dopo aver perso (2-1) contro l'Inter. A febbraio, la squadra di Spalletti è incappata prima nella disfatta contro l'Atalanta (0-3), poi nella sconfitta (0-1) contro l'Arsenal, a Londra, negli ottavi di finale di Champions League. Marzo è stato un mese da dimenticare, o quasi, per il club di Trigoria. La Roma ha perso, ai calci di rigore, la gara di ritorno degli ottavi di Champions contro l'Arsenal — è stato decisivo l'errore di Tonetto —. E ha dovuto lasciare la competizione. Una batosta tanto per i tifosi quanto per il futuro economico della società. I giallorossi hanno subìto anche la sconfitta contro la Juventus (1-4), all'Olimpico. La squadra è caduta ancora a aprile. Per due volte. E, in entrambe le occasioni, incassando quattro reti. Prima contro la Lazio (2-4), quindi a Firenze (1-4). A maggio, la nota positiva è stata rappresentata dal successo in trasferta contro il Milan (3-2). La Roma ha chiuso il campionato al sesto posto, con 63 punti; a ventuno lunghezze dall'Inter campione d'Italia: giallorossi in Europa League, dunque. Nel corso di giugno, il manager svizzero Vinicio Fioranelli ha portato avanti una trattativa finalizzata all'acquisto dell'A.S. Roma. Il 19 del mese, il club giallorosso è stato ad un passo dall'essere ceduto. Poi, tutto si è bloccato. Più o meno misteriosamente. Il corso degli eventi ha scatenato l'ira dei tifosi. Il 30 giugno, cinquecento romanisti hanno dato vita a una manifestazione di protesta, nei pressi della sede di Unicredit all'Eur.

IL FILM/2 — Luglio è stato il mese delle partenze. Montella ha deciso di interrompere la carriera da calciatore per intraprendere il percorso da tecnico. L'Aeroplanino è diventato l'allenatore dei Giovanissimi Nazionali — classe 1995 —. La squadra di Spalletti ha cominciato la preparazione atletica in vista della stagione successiva: la comitiva giallorossa si è trasferita per due settimane a Riscone di Brunico. La società non aveva disponibilità economiche per operare sul mercato: si sarebbero potuti acquisire solo giocatori a parametro zero o in prestito. Ecco Guberti, allora. Mentre a agosto, sono arrivati Burdisso e Lobont. La Roma ha esordito in Europa League contro il Gent (3-1), prima della fine di luglio, dopo aver disputato quattro amichevoli. Agosto è stato un mese nodale. Si è iniziato con il trasferimento di Aquilani al Liverpool. La squadra ha, poi, superato sia il terzo turno che gli spareggi di Europa League. Ma ha perso, contro Genoa (2-3) e Juventus (1-3), le prime due gare di campionato. Spalletti si è dimesso, il 1° settembre. Il giorno seguente, Ranieri è diventato il nuovo allenatore della Roma. I giallorossi non sono migliorati, inizialmente, con il nuovo tecnico in panchina: hanno vinto a Siena (2-1), perso a Basilea (0-2, in Europa League), steso la Fiorentina (3-1), pareggiato tanto a Palermo (3-3) quanto a Catania (1-1). La famiglia Sensi ha presentato, a Trigoria, il progetto per la realizzazione di un nuovo stadio. Il rendimento altalenante della squadra è proseguito anche nel mese di ottobre: tre vittorie, due sconfitte, un pareggio. Nel frattempo, Gian Paolo Montali è stato nominato coordinatore e ottimizzatore delle risorse umane dell'area sportiva della Roma. Il 1° novembre, poco prima della gara interna contro il Bologna, il pullman della Roma è stato colpito da sassi lanciati dai tifosi romanisti. Che avevano realizzato anche una corona di fiori con la foto della rosa giallorossa. La contestazione ha investito tutti. Il 22 novembre, Totti ha segnato tre gol contro il Bari, realizzando la sua prima tripletta allo stadio Olimpico. Nel mese di dicembre, la formazione di Ranieri ha ottenuto la qualificazione ai sedicesimi di Europa League come prima del girone. E ha vinto il derby (1-0). La società ha ufficializzato il prolungamento contrattuale di Totti, che si è legato al club giallorosso fino al 2014 come calciatore, e fino al 2019 come dirigente. La Roma ha chiuso il 2009 approdando al quarto posto in classifica, dopo il successo contro il Parma (2-0). Infine, il botto (per alcuni...) di Capodanno, costituito dall'ingaggio di Luca Toni.

NUMERI — La Roma ha disputato 52 partite, nel corso del 2009: 39 in campionato (17+22), due in Champions League, dieci in Europa League, una in Coppa Italia. I giallorossi hanno vinto 26 incontri, nel complesso: 19 in serie A (11+8) e sette in Europa League. I pareggi sono stati 13: undici in campionato (7+4), e due in Europa League. Tredici sono state anche le partite perse: nove in serie A (4+5), due in Champions, una in Europa League, una in Coppa Italia. I gol segnati sono stati 102 — in media, uno ogni due gare —, così distribuiti: 70 in campionato (43+27), uno in Champions, 30 in Europa League, uno in Coppa Italia. Le reti subìte hanno raggiunto quota 74: 60 in serie A (38+22), una in Champions, undici in Europa League, due in Coppa Italia. Il miglior marcatore giallorosso — e italiano — del 2009 è stato Totti. Il capitano ha realizzato 27 gol — 17 in campionato e 10 in Europa League — nell'arco di 33 incontri disputati (25 in campionato, due in Champions League, sei in Europa League). Tanti numeri, tanti eventi: un anno di Roma.

SE LA PAROLA È QUELLA CHE CONTA

Il Romanista - E' mercoledì notte, mezza Italia è al gelo, Milano pare un igloo. Pandev ha appena vinto il ricorso contro Lotito. Contratto risolto, l’attaccante è svincolato, piomba l’Inter. Mourinho compone un numero. È il cellulare di Pandev? Macché. Quello di Luca Toni. «L’Inter sta prendendo Pandev, non posso garantirti più un posto da titolare. Cerca pure una soluzione diversa». È in quel preciso momento che la trattativa per portare Toni alla Roma subisce un’accelerazione improvvisa.
Affare fatto? Per Wikipedia, che poi si corregge, assolutamente sì. Per il manager di Toni, Tullio Tinti, ancora no. Ma la strada è quella giusta. Tra Toni la Roma c’è più di un accordo verbale, di un’intesa non scritta, di un patto tra gentiluomini. Il centravanti del Bayern è in parola con la dirigenza giallorossa. A meno di clamorosi colpi di scena, Toni dovrebbe diventare un giocatore della Roma. In settimana è atteso nella Capitale. Tinti continua a ripetere che non c’è ancora nulla. La verità è che, pure se fosse già tutto concluso, né lui né la Roma potrebbero annunciarlo. Il mercato apre il 2 gennaio. Prima, non si possono fare affari. È vietato, punto. Tanto che Tinti si affretta a precisare a Centro Suono Sport: «Luca alla Roma? Non possiamo dirlo. Non è così. A oggi non è stato fatto niente. Ma lui vuole riprendere dopo la sosta già con la nuova squadra. E di certo la Roma, in questi ultimi giorni, ha dimostrato grande interesse. È una squadra importante. Luca conosce i giocatori, sono grandi». Non sono frasi di circostanza. Quando un procuratore si sbilancia così, non si è più nel campo delle illazioni. La strada è tracciata. Spiega Tinti: «Andrà in prestito per cinque-sei mesi e la Roma sta facendo di tutto per averlo. Toni ha voglia di ricominciare, in questi anni ha fatto molti gol. Il problema non è il Bayern, perché lo gira in prestito gratuito. Tocca al calciatore e a me valutare il meglio. Ci sono molte possibilità in Europa e noi decideremo prima del 2 gennaio». In Inghilterra, il Sun ha rivelato un interesse del Chelsea. A Trigoria non risulta. La Roma piace parecchio a Toni anche perché potrebbe permettergli di tornare nel giro azzurro. Dice infatti il manager: «La cosa più importante è la situazione tecnico-tattica e quindi giocare con continuità. Luca non vuole sbagliare scelta. L’Italia è il suo paese, però deve essere sicuro di fare bene. In Italia, la squadra più probabile è la Roma, l’Inter sta sondando il terreno. Ma diciamo che, se lui vuole giocare con più continuità, all’Inter c’è più concorrenza. L’ingaggio potrebbe essere un ostacolo ma a Luca preme giocare, l’ostacolo potrebbe essere superabile». Chelsea e Inter dovranno fare a meno, rispettivamente, di Drogba ed Eto’o. Ma solo per un mese. E dopo? Appunto. E poi all’Inter non c’è Totti. Toni non vede l’ora di fare coppia con Totti, che ieri sul suo sito ha mantenuto un profilo basso: «Non mi sento di esprimere una preferenza precisa, quello è un compito che spetta più alla dirigenza e all’allenatore». Salvo poi precisare: «Certamente, ritengo Luca Toni un attaccante solido ed affidabile: è un campione del mondo. Anche tutti gli altri che sento nominare con più frequenza sono calciatori di primo piano e sarei felice di vederli tra le nostre fila. Sono sicuro che la società farà a tutti noi un bel regalo durante il calciomercato di gennaio, così potremo essere ancora più competitivi nelle sfide di campionato ed in Europa. Leggo sui giornali vari nomi di possibili rinforzi, sono tutti giocatori validi quelli che vengono citati. Chi si unirà a noi deve essere qualcuno in grado di renderci più forti e di dare davvero una mano».

QUEL CHE MANCA PER SOGNARE

Il Romanista - Fine anno, tempo di regali, soprattutto di sogni. E magari di bisogni. Cosa ha trovato il tifoso romanista sotto l’albero? O, meglio, cosa vorrebbe trovare nel 2010? Cosa servirebbe, per sentirsi più tranquilli, se non più felici? La letterina del tifoso è fitta di indicazioni, proprio come quelle dei bambini. Qualche maligno ha provato a sintetizzarla crudemente, lanciando un sms che da giorni rimbalza da un telefono all’altro: "Caro Bambino Gesù, nel 2009 ti sei portato via il mio cantante preferito, Michael Jackson; il mio attore preferito, Patrick Swayze; la mia attrice preferita, Farrah Fawcett; il mio presentatore preferito, Mike Bongiorno; la mia poetessa preferita, Alda Merini... Volevo dirti che la mia presidente di calcio preferita è Rosella Sensi e che il 2009 non è ancora finito...". In realtà, nessun romanista Doc ha sogni così macabri: anzi speriamo che Rosella per prima, che a differenza delle citate celebrità è ben più giovane e gode di ottima salute, ci abbia riso sù. Un sms, si sa, allunga la vita. Ma il quesito resta: qual è il sogno, per l’anno che verrà? Senza avere la pretesa di sostiturci a Frate Indovino, pensiamo di poter cogliere nell’aria un sogno concreto e mille virtuali. Andiamo per ordine. Quello concreto, ammesso che sogno sia, ha la silhouette massiccia di Luca Toni, centravanti stagionato ma di nome, bomber da ricostruire ma con le stimmate giuste per accendere la fantasia di chi, a queste latitudini, aspetta qualcosa del genere dal giorno dell’addio di Gabriel Batistuta. Ebbene, il sogno è concreto davvero, visto che la Roma anche in queste ore ha fatto i suoi passi per dargli definitivamente corpo, ma ancora incompiuto. Con la solita spensieratezza che, ahinoi, accompagna certi annunci sotto le lune romane (segno malinconico e troppe storie analoghe non abbiano insegnato un bel niente), è già stato data per conclusa una vicenda che invece conclusa non è. Il mai molto affabile Tullio Tinti lo ripete con nettezza da qualche giorno: "La Roma ha mostrato un grande interesse per Toni. Ma l’affare non è assolutamente chiuso".

Dovrebbe esserlo nel giro di quarantott’ore o poco più, si sforzano di essere ottimisti a Trigoria, dove non sembrano credere granché alle manovre di disturbo del Chelsea di Abramovich e Ancelotti, che d’altro canto a gennaio soffrirà lo stesso problema dell’Inter con Eto’o: anche Drogba partirà per la Coppa d’Africa. La Roma si sente forte del "sì" del giocatore, spinto verso i nostri lidi pure dall’intervento diretto di Totti e De Rossi. Ma deve comunque tenere a bada il rilancio di club più forti o comunque più ricchi: se di qui a San Silvestro Toni riceverà offerte pesanti (da 3 milioni di euro netti in sù) o, peggio, se qualcuno si muoverà sul Bayern chiedendo di acquistare il cartellino del giocatore, piuttosto che noleggiarlo per sei mesi, l’avviatissima trattativa può sfumare. E, Chelsea o non Chelsea, su Toni c’è sempre l’Inter, forse a prescindere dall’esito dell’affare-Pandev, e probabilmente anche il Napoli. Di buono c’è che il giocatore - e la sua compagna modella - preferirebbe trasferirsi a Roma. E che la decisione, salvo clamorose sorprese, verrà annunciata a cavallo tra la notte di San Silvestro e il 1° gennaio 2010: sabato 2 il Bayern torna ad allenarsi e Toni non ha voglia di rientrare in Baviera. I tempi ristretti possono giocare a favore della Roma, che crede di aver individuato in Toni il massimo del minimo, alla luce delle sue attuali risorse: è un giocatore di grande nome, ha comunque caratteristiche e numeri importanti, negli ultimi mesi di vistose difficoltà in Germania dovrebbe aver ritrovato la fame giusta, piace a Ranieri e ai leader del gruppo giallorosso. Daniele Pradè, convinto che con gli stimoli e soprattutto con gli allenamenti giusti l’attaccante possa tornare ai livelli di un anno fa (in questa stagione ha segnato la metà di Vucinic, peraltro scendendo in campo con il contagocce), ne ha fatto l’architrave della campagna di gennaio: dentro il gigante trentaduenne, fuori qualcuno dei non pochi bocciati degli ultimi mesi, da Guberti a Baptista, da Artur a Esposito, magari passando per Cicinho e forse pure Doni. Perché per poter trovare spazio nei conti finanziari romanisti all’ingaggio di Toni (non meno di 2,5 milioni netti fino a giugno), occorre comunque abbattere il monte-stipendi. Toni dunque il sogno concreto. Quanto meno la prospettiva possibile. E il resto? E i sogni veri? Uno, ma uno solo, potrebbe ugualmente riguardare gennaio, anche se per crederci bisogna davvero essere ottimisti. Guarda caso, è riferito proprio a un giocatore oggi alla corte di Abramovich e Ancelotti: è Yuri Zhirkov, l’esterno mancino russo sin qui chiuso a Londra da un infortunio e dalla dirompente efficacia di Ashley Cole. Il Chelsea per averlo ha scucito la bellezza di 18 milioni al Cska Mosca. Per quanto sia difficile crederci, oggi sembrerebbe disposto a concederlo in prestito. Per la Roma si è mosso Bruno Conti, da sempre legatissimo a Carlo Ancelotti: "Se davvero lo date, noi lo accogliamo a braccia aperte". Zhirkov, 25 anni, sarebbe molto di più del vice-Riise chiesto da Ranieri: piazzandosi giusto davanti al norvegese, costituirebbe una catena mancina di efficacia impressionante, sia in un ipotetico 4-4-2, sia nel collaudatissimo 4-2-3-1. Ma qui, s’è detto, siamo davvero ai sogni. Perché se il Chelsea molla il gioiello russo, saranno decine i club disposti a portarselo a casa, fosse pure solo per pochi mesi. Tanto vale allora restare alle altre fantasie: quelle ispirate al mercato virtuale cui i tifosi romanisti, se il vento non cambia, faranno bene ad adattarsi. L’elenco su questo fronte può diventare infinito. E riguarda parallelamente gli arrivi, quanto le mancate partenze. Già sarebbe un sogno, certo, pensare a un mercato estivo che non comporti la cessione di almeno uno tra Mexes, Juan, Vucinic, Pizarro. Ma la fantasia romanista amerebbe scatenarsi soprattutto sulle piste di acquisti non più rintracciati tra i parametri zero, i prestiti, i graziosi omaggi di Moratti. Per dire: un centravanti come Tevez o Higuain, o comunque un attaccante giovane sul quale cominciare a costruire il futuro (Nemeth, Lokaku o un altro tipo così), un centrocampista solido come Essien (ma forse ci basterebbe Candreva), e poi un terzino più giovane di Cassetti e più affidabile di Motta, un’ala più fresca di Taddei... Sogni, appunto. Che, non tanto per diventare realtà quanto per essere finalmente inseguiti con qualche speranza di successo, hanno tutti lo stesso comun denominatore: una società di nuovo nella possibilità di investire, una mole di risorse non più legate in modo inscindibile alla qualificazione alla Champions League, che resta sempre un terno al lotto. E che, comunque, garantisce l’introito di una ventina di milioni: maledettamente pochi per tornare a innervare seriamente un gruppo in gran parte immutato
da ben quattro anni. Su questo versante, ferma restando la volontà delle Sensi di restare alla guida del club ad ogni costo (specie ora che le cose in campo vanno oggettivamente meglio), il sogno non può che assumere il profilo di un nuovo investitore, di un patròn capace una volta per tutte non solo di integrare una "rosa" tuttora valida, quanto di rilanciare la società sotto ogni profilo, garantendole risorse sin qui sconosciute. Il profilo, per dargli un nome e un cognome, di Francesco Angelini, per chi aspetta con fiducia l’annunciato "assalto finale" a una proprietà peraltro forte di protezioni evidenti, in attesa di una concreta prospettiva sul fronte-stadio e comunque affatto intenzionata ad avviare una trattativa per la cessione della Roma, meno che mai con l’industriale farmaceutico, spinto a scendere in campo dallo stesso sindaco Alemanno. O, in alternativa, il profilo di un altro possibile acquirente, individuato dalle banche (Unicredit in prima battuta, ma anche Montepaschi) che nelle prossime settimane si dicono pronte a chiudere definitivamente all’angolo Italpetroli, per rientrare dei loro ingentissimi crediti. Gira che ti rigira, altro che sogni: è sempre solo questione di soldi. Di quei fottutissimi soldi che magari non danno la felicità, ma di sicuro possono consolare più della miseria.


 
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view post Posted on 27/12/2009, 20:44Quote
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La Roma è la mia vita! Phil ti adoro

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/12/2009, 00:41


troppo carini i messaggini :D :D

CITAZIONE (As76 @ 24/12/2009, 02:12)
MEXES: … rimanere a Roma per tutta la vita. (pure noi! : :romaflag : )

pure noiiiiiiiiiiiii :wub: : :romaflag :

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SVEGLIA, GIORNALI, CIBO SI VINCE ANCHE COSÌ

Il Romanista - Quando lo hanno presentato come “coordinatore e ottimizzatore delle risorse umane” non gli hanno fatto certamente un piacere. Potevano pensare, nei piani alti di Trigoria, a una qualifica che si prestasse meno a facile ironia. Una qualifica degna della sua carriera di allenatore e di dirigente sportivo di primissimo piano. E invece niente, almeno per ora perché il prossimo anno si dovrebbe correre ai ripari. L’ “ottimizzatore”, lo chiamavano, Gian Paolo Montali, e un sorrisetto malizioso di solito accompagnava questa qualifica. «Che ci sarà mai da ottimizzare a Trigoria?» si diceva, quando le cose in mezzo al campo andavano peggio che in società. Lui, che è stato tra i tecnici più vincenti della storia della pallavolo italiana e proveniva dal Cda della Juventus, non è che abbia gradito molto il nomignolo. Abituato da sempre a lottare per vincere anche quando da giovane giocava a carte con gli amici, ci ha messo poco a capire come funzionano le cose. Si è presentato in punta di piedi, il 26 ottobre è stato il suo primo giorno a Trigoria. Un inizio quasi grottesco. Mentre lui entrava per la prima volta al Fulvio Bernardini, Francesco Totti usciva in direzione Villa Stuart, dove nel pomeriggio si sarebbe operato in artroscopia al ginocchio destro. Una rapida stretta di mano, un primo approccio per fare la conoscenza del Campione. Chiunque avrebbe pensato di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, lui no. Si è rimboccato da subito le maniche ed ha cominciato a fare quello che gli riesce meglio. Lavorare, lavorare, lavorare. A testa bassa. E’ un perfezionista, Gian Paolo Montali, e nello sport tende ad essere un pregio. Un esempio? L’alimentazione dei calciatori. Prima del suo arrivo i giocatori dopo le partite serali mangiavano in aereo i pasti forniti dal catering di cui si serve la Roma: primo, secondo e a volte anche contorno. Troppo. Montali ha preteso pasti più leggeri, da consumarsi subito dopo la partita. A Sofia, ad esempio, è successo così. Dal primo giorno, poi, ha preteso fin dalle 7.30 el mattino la rassegna stampa completa di tutti i giornali. Compreso il nostro perché «in tutte le città che ho girato ho sempre trovato tanta passione ma mai un giornale completamente dedicato ad una squadra». E non si offenderà, Montali, se sveliamo un piccolo segreto. In uno dei primi numeri dopo il suo arrivo abbiamo pubblicato una sua fotografia in cui teneva in mano un grosso ombrello e l’abbiamo titolata “Il parafulmine”. La foto gli è piaciuta talmente tanto che l’ha ritagliata e l’ha portata al figlio Alessandro, che ha 11 anni e vive a Parma dove gioca portiere con l’Inter Parma. Evidentemente l’ironia fa parte del dna di un vincente. Appena ha messo piede a Trigoria ha voluto sapere tutto, vita morte e miracoli, di quello che succede dentro le mura della casa romanista. Dai giardinieri, agli uscieri fino a tutti i giocatori. Tutti devono avere il proprio ruolo, tutti devono stare al loro posto. E’ la sua filosofia di vita, anche se non sempre è possibile. Quasi profetiche, in questo senso, le paro e scritte nel suo libro “Scoiattoli e Tacchini”, pubblicato poco più di un anno fa. "È possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo". Con questa frase ha spesso cercato di convincere il presidente della sua squadra a sforare il budget per acquistare un ultimo giocatore indispensabile. A volte ci è riuscito, ma si è reso conto che non esistono squadre di soli scoiattoli, e che vincere con i tacchini da molta più soddisfazione. In ogni azienda un manager deve misurarsi con risorse finite, e i tacchini sono statisticamente più numerosi degli scoiattoli. Il segreto del successo sta dunque nel costruire una squadra in cui i "tacchini" possano essere motivati, allenati, sostenuti, per andare oltre i propri limiti e raggiungere risultati che nemmeno loro pensavano di ottenere. Dopo il suo arrivo i “tacchini” romanisti hanno ricominciato a rendere al massimo, anche per merito suo. Lo ha riconosciuto anche Francesco Totti. «Montali - ha detto recentemente il capitano - è stato un acquisto azzeccato, ha portato la giusta mentalità. E’ un uomo di raccordo tra di noi e la società. Rigido, quasi un "tedesco". Serviva una figura di questo spessore e con queste caratteristiche che portasse organizzazione a questo gruppo che deve migliorare e lo sta facendo giorno dopo giorno. Ha personalità e quelle giuste ambizioni che stimolano anche la squadra». Il feeling è stato immediato non solo con il capitano ma anche con il resto della squadra. Uno che con Montali ha stretto da subito un ottimo rapporto è stato Daniele De Rossi, che è rimasto stupito dall’impatto che ha avuto il neo dirigente sulla squadra e sulla società. La prima dimostrazione c’è stata dopo la trasferta di Udine. L’esordio di Montali, che appena arrivato è stato catapultato al Friuli. La Roma perse in maniera sfortunata e il neo dirigente tenne il suo primo discorso alla squadra negli spogliatoi: si decise per il ritiro. Che però durò solo tre giorni perché prima della gara col Bologna (a Udine si giocò di mercoledì sera) la società decise che comunque fosse andata la partita il ritiro sarebbe stato interrotto. Arrivò la vittoria, la prima dell’era Montali, e da allora la Roma non si è più fermata. Non sarà tutto merito suo, d’accordo, ma se a Roma si è cominciato a pensare in maniera differente qualcosa vorrà pure dire. Si diceva che avrebbe avuto problemi con gli altri “direttori” di Trigoria, Daniele Pradè e Bruno Conti. Mai previsione fu più sbagliata perché la triade giallorossa, che fortunatamente non ha nulla a che vedere con quella juventina, ha fatto da subito gioco di squadra. «Siamo un corpo unico» amano ripetere quando vengono interpellati sull’argomento, e non c’è bisogno di conferme perché si lo si capisce vedendoli lavorare insieme. Con Ranieri poi il rapporto parte da lontano, dai tempi della Juventus. Anzi, è proprio dopo l’esonero di Ranieri che il suo feeling con la Juve ha cominciato ad incrinarsi. Il caso (o forse no) li ha riuniti a Roma e nella Roma. Il posto giusto per ripartire insieme. E per prendersi delle rivincite. D’altronde, lo dice Montali stesso. «Ho vinto dovunque sono stato, spero di farlo anche nella Roma». Mai come in questa occasione il suo desiderio è anche il nostro.


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